Tiergartenstrasse 4. L’incubo ha il suo indirizzo.
Giornata della memoria. Giornata per ricordare quel 27 gennaio 1945, quando si chiusero i cancelli di Auschwitz svelando al mondo gli orrori della dittatura nazista. Giornata della memoria in onore dello sterminio del popolo ebraico. Commemoriamo gli ebrei e la fine del loro massacro. L’inizio non se lo ricorda nessuno. Il 1° settembre 1939 è cancellato dalla memoria storica del mondo moderno. Aktion T4 è caduta nel dimenticatoio, perché in fondo, coloro che morirono durante questo “trattamento”, facente parte del programma di eugenetica sostenuto dal nazismo, erano solo “vite indegne di essere vissute” [cit. Hitler]. Commemoriamo gli ebrei, ma dimentichiamoci pure dello sterminio di bambini affetti da tare ereditarie, storpi, malati di mente, persone affette dalla sindrome di Down che non erano ebrei, ma tedeschi che mettevano in pericolo il vigore della razza germanica.
Aktion T4, la dialisi del sangue tedesco, la purificazione della razza, l’orrore celato da una parola dal suono dolce e innocuo: eutanasia.
Ricordiamo Auschwitz e Bergen-Belsen, ma nomi come Grafeneck, Pirna, Hadamar, Brandenburg, Hartheim, Bernburg e Sonnenstein vengono ignorati dai più. Eccoli i luoghi dove tutto ebbe inizio, perché “da qualche parte bisognava pur cominciare a imparare ad uccidere” [cit. Karl Brandt].
Luoghi anonimi, sconosciuti agli italiani benpensati. A tutti, tranne che a uno: Marco Paolini.
Codesto cittadino italiano se ne va in giro per l’Italia, portando nei teatri il suo monologo in memoria della vittime della Tiergartenstrasse 4. Ieri sera è approdato in diretta su La 7, inondando il pubblico di un flusso di parole di 2 ore, senza interruzioni pubblicitarie e con un’unica sosta di pochi secondi, per ricompensare l’ugola inaridita con un sorso d’acqua. Non aveva bisogno di molto Paolini. Una scenografia scarna e fredda come una corsia d’ospedale (Aktion T4 non fu eseguita da generali nazisti, ma da medici e personale sanitario, gente civile, gente per bene) e le modulazioni della sua voce in grado di rievocare lo scempio compiuto e infondere un senso di sconfinata inquietudine mista ad impotenza.
Mi chiedo quanti di coloro, che oggi hanno dato prova della loro ottima memoria, ricordandosi dell’Olocausto, ieri sera lo abbiano visto in tv…la risposta è ovvia.
Come è ovvia la ragione per cui Aktion T4 non verrà mai ricordata: le sue vittime tuttora sono i reietti della società:
-I malati di mente, almeno fino al ’78 e la legge Basaglia, nei manicomi venivano trattati peggio degli animali e anche ora, che questi istituti hanno chiuso battenti, del loro effettivo inserimento in ambito sociale c’è solo una flebile traccia.
-L’handicappato o ritardato che sia, resta un emarginato. Al massimo offre spunto per la creazione di quei bei link che impazzano sui social network, stile “sono down, per questo nessuno mi condividerà sulla sua bacheca” che qualche anima buona subito utilizzerà, per dar sfoggio del proprio senso umanitario.
In una giornata autunnale di un lontano 1993, nell’atrio di Bergen-Belsen, in mezzo alle foto di Anna Frank e quelle di altri ebrei, noti e anonimi, capeggiava un cartello, la cui dicitura mi è rimasta impressa: “Ricordare per non ripetere”.
Non lascia indifferente neanche la targa commemorativa posta nella Tiergartenstrasse 4, a Berlino. Così essa recita:
«Il primo sterminio di massa ad opera di nazisti fu organizzato a partire dal 1940 circa in questo luogo, Tiergartenstrasse 4, e proprio da questo indirizzo venne chiamato Aktion T4.
Dal 1939 al 1945 circa 200.000 persone inermi furono uccise. Le loro vite erano state definite “indegne di essere vissute”. I loro omicidi furono chiamati “eutanasia”. Morirono nelle camere a gas di Grafeneck, Brandenburg, Hartheim, Pirna, Bernburg e Hadamar.
I colpevoli furono studiosi, medici, infermiere,
funzionari di giustizia, la polizia, i servizi sanitari.
Le vittime erano poveri, disperati, ribelli o persone in cerca di aiuto. Venivano da cliniche psichiatriche e ospedali per bambini, da case di riposo per anziani e da istituti di assistenza sociale, da ospedali militari e dai campi di concentramento.
Il numero delle vittime è enorme, il numero dei colpevoli che furono condannati piccolo».
Alla memoria di queste vittime è dedicato questo post.
Siamo bravi a ricordare, questo sì, non c’è dubbio, ma ci piace essere ripetitivi. In realtà non abbiamo imparato niente e la dittatura, qui, bussa alle porte.
Ora qualcuno si sentirà offeso e esprimerà opinione contraria, liberissimo di farlo, ma i fatti sono evidenti.
Analogie tra l’era nazista e quella berlusconiana:
-Aktion T4 coincise con l’abolizione dei partiti in Germania, in Italia, allo stato attuale, manca una valida opposizione, ci sono solo persone contro Berlusconi e gente a favore di codesto nano travestito da Primo Ministro.
-Mettersi contro di lui è considerato pericoloso e inutile. All’epoca di Hitler era uguale.
-Il Führer aveva la capacità d’ingannare l’apparato giuridico (fece passare Aktion T4 per azione legale, dichiarando che serviva a “concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l’umano giudizio” ), le capacità del nostro caro presidente Berlusconi di evitare i processi e le condanne è ben nota, senza parlare poi della sua predilezione a modificare le leggi a suo piacimento.
-Limitazione della libertà d’espressione: presente in entrambe le epoche.
-Abuso del concetto di popolo. Nella propaganda nazista questa parola giocava un ruolo fondamentale per assoggettare gli individui tramite un senso di unità. Il nome del partito berlusconiano è noto a tutti.
-il culto del corpo. il perfetto corpo teutonico ora lascia il campo ad un esercito di veline e tronisti.
Potrei continuare per ore, ma può bastare per rendere l’idea. Giustamente direte: “Ma Berlusconi non ha mai ammazzato nessuno!” Beh, neanche Hitler si è mai sporcato direttamente le mani e poi è ovvio che ci siano delle differenze, ma sempre di dittatura trattasi.
Un’ultima cosa: a Hitler piacevano i bambini. Erano l’oggetto preferito nei manifesti della sua propaganda. Se avete Photo Shop, sostituite la faccia del Führer con quella di Silvietto, gli slogan si adattano ad entrambi, su questo non v’è dubbio.
Lo slogan di questo manifesto è il seguente: “Bambini, cosa sapete sul Führer?”
E noi… o meglio: le minorenni di oggi cosa sanno su Berlusconi?
Buona memoria a tutti, ma ogni tanto ricordatevi di cambiare il corso degli eventi.

2 febbraio 2011 a 15:32
Non c’è da aggiungere nulla a questo bellissimo post. Conserviamo nella memoria e facciamone tesoro, certi tremendi episodi, perchè mai più si verifichino, amche se la tentazione del mondo efficiente di oggi, tende a escludere, a considerare rami secchi ed improduttivi della società i più deboli. gli indifesi, i proveri, gli ammalati. Come un tempo.
Non si arriva certo all’eutanasia, ma si tolgono pian piano i sussidi e questi “ultimi” sotto tutti i punti di vista, muoiono da sè.
Ciao ironicamente parlando, un abbraccio.
27 gennaio 2011 a 21:49
Bel Post davvero!
Un invito a riflettere sul senso vero della memoria anche sul nostro blog…Vongole & Merluzzi! Spero avrai modo di ricambiare la visita!
http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/01/27/olocausto-amnesico/
28 gennaio 2011 a 10:23
Grazie, sempre molto gentile. Ricambierò la visita volentieri!